Diciamoci la verità, da meccanico, lavorare sulle auto di ultimissima generazione non è bello. Per carità, attaccare un pc alla presa diagnosi e avere la pappa spesso già pronta è comodo, ma se ti abitui in questo modo perdi forse un po’ per volta la capacità di risolvere i problemi col ragionamento.
Certo che con la complessità e vastità dei sensori applicati oggi nell’automotive sarebbe quasi impossibile diagnosticare il malfunzionamento senza scomodare troppo qualche santo, ed è per questo che non amo lavorarci su.
Ma non voglio confondere la realtà, amo la tecnologia e la sua applicazione che ormai avviene ovunque anche nel mondo che preferisco, quello della meccanica motoristica, ma nemmeno dire banalità del tipo: ”aaaah quando i motori si aggiustavano ad orecchio…” roba da anziani più vecchi di me.
Sono cresciuto nel periodo dei “motorini”. Quella volta tutti quanti a 14 anni ne volevano e bene o male ne avevano uno. Chi lo riceveva da un fratello maggiore, chi se lo poteva scegliere e comprare, nuovo o usato che fosse, con poco si poteva modificare. Cilindri, marmitte, carburatori, variatori ecc, ecc. Mezzi estremamente semplici, ma allo stesso tempo non banali da accordare.
Li cominciò ad alimentarsi la passione che mi ha portato negli anni a studiare tanto e ad applicare quello che imparavo su tutti i mezzi che sono passati sotto le mie grinfie, mezzi quasi mai banali.
Tornando a questioni più interessanti la gestione elettronica dei motori è una cosa che mi affascina in modo maniacale, dentro quella piccola memoria presente in ogni ECU è racchiusa l’essenza di un propulsore, tutta una serie di tabelle e dati necessari a far funzionare correttamente un motore in ogni condizione, purtroppo “sporcata” sempre più ogni giorno che passa da stratagemmi più o meno efficienti ed efficaci per contenere le emissioni.
Per carità tema correttissimo e che sposo in pieno, ma di certo andare in giro con auto sempre più grosse e pesanti non è di aiuto. Ma questo è un altro problema…
Per far girare un motore come si deve basterebbero un calcolatore che acquisisce informazioni da un sensore di posizione albero, due sensori per le temperature, uno per la valvola a farfalla ed elaborare il tutto per generare una scintilla attraverso bobina e candele con un segnale per comandare gli iniettori, ed il gioco è fatto.
Semplice, efficace.
Comunque tutta questa pappardella solamente per arrivare a dire che se mi chiedessero quali sono le auto che preferisco risponderei senza dubbio le youngtimer e ovviamente solo sportive. Quelle vecchie, ma non troppo, quelle in cui la tecnologia era già abbastanza per farle funzionare a dovere sempre rimanendo allo stesso tempo anche analogiche. Tempi in cui ogni marchio aveva ancora la propria identità e caratteristica ben distinta, tempi in cui le case automobilistiche ancora “osavano” e in cui potevano fare uscire dai concessionari un’auto che se non guidavi con il necessario rispetto ti sbatteva fuori strada. Tempi in cui le nuove tecnologie erano applicate per diversificarsi da altri e che erano applicate per raggiungere le migliori performance e il piacere di guida.
Certo con un banale esempio mi potresti dire, “ma una Golf GTI del 1984 è più lenta in curva e in rettilineo, meno sicura, meno confortevole, meno tutto, o quasi, rispetto ad una del 2024”. Sicuramente! Ma provale entrambe per farti una gita in collina e non sarai d’accordo con me!
Mi chiamo Marco e in questo blog troverai tutti i progetti automobilistici su cui ho lavoro recentemente.
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